La pratica della “non-lavorazione”

La pratica della “non-lavorazione”

Facciamo una piccola premessa: la Terra perde circa 23 miliardi di tonnellate di terreno fertile ogni anno. Di questo passo, tutto il terreno fertile scomparirà entro 150 anni!

Tutto questo a meno che gli agricoltori non si convertano a pratiche che ripristinano e costruiscono la materia organica del suolo, una componente essenziale della fertilità. Infatti, molte pratiche agricole industriali sono letali per la fertilità del suolo, tra cui la deforestazione, l’uso eccessivo di fertilizzanti sintetici e altri prodotti chimici tossici.

Anche se non sembra, uno dei maggiori fattori che contribuiscono al degrado del suolo è la pratica comune di lavorazione del suolo.

Quindi?

Si ritiene che la lavorazione del suolo sia fondamentale. Non è esattamente così, e questo perché si può ricorrere a una tecnica molto semplice, ovvero quella del no-tilling o non lavorazione. Potrete magari pensare che sia un’assurdità, ma non lavorare il terreno porta una serie di incredibili benefici, come il miglioramento della struttura del suolo e la possibilità di lasciare residui colturali sul campo. Questi due aspetti consentono al nostro terreno di ridurre l’erosione e aumentarne la capacità di trattenere l’acqua, riducendo anche notevolmente fenomeni di inquinamento delle falde.

Questi ovviamente non sono gli unici aspetti positivi. Dobbiamo anche tenere conto di tutto quello che è l’ecosistema campo che, non subendo lavorazioni, riesce a crescere rigoglioso. I microrganismi sono fondamentali in questo “ambiente” e le lavorazioni che vengono effettuate costantemente non fanno altro che danneggiarlo, compromettendo così tutti quelli che sono i benefici portati dai microrganismi, come ad esempio la produzione di sostanza organica.

Allora perché “lavorare”?

Partiamo da un presupposto importante: non c’è giusto o sbagliato. Però possiamo affermare con sicurezza che dietro al concetto di terreno è associato il concetto di lavorazione. Probabilmente, nel nostro immaginario, se pensiamo a un campo, lo pensiamo arato. Un tempo la lavorazione consentiva al contadino di spendere un quantitativo di tempo ed energie minore per effettuare tutte quelle che sono le pratiche agricole tradizionali. Anche il parco macchine è caratterizzato generalmente da mezzi che effettuano le lavorazioni. Ciò nonostante al giorno d’oggi esistono macchine che riescono ad effettuare operazioni su terreno non lavorato al pari delle macchine tradizionali, ma non è così semplice fare i conti con le tradizioni (e l’onere di sostituire un parco macchine!).

Viva l’agricoltura!

Agripost it!

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