Agricoltura e Covid19: riflettiamoci su! (Pt.2/2)

Agricoltura e Covid19: riflettiamoci su! (Pt.2/2)

In questa seconda parte della nostra riflessione sul binomio agricoltura e pandemia, vogliamo soffermarci su un’altra problematica che ha portato il comparto agricolo agli onori della cronaca: la manodopera.

Manodopera

Il problema della manodopera ha mostrato – e mostra tuttora – le grandi debolezze del settore agricolo italiano. Lo sfruttamento dei lavoratori nei campi è un problema atavico, che, essendo legato alla politica, non ha mai trovato una soluzione dignitosa né per i lavoratori, né per i datori di lavoro. Non vogliamo, però, in questa sede approfondire la piaga del caporalato.

Ciò che ci preme è segnalare come abbia reagito il settore all’emergenza. Purtroppo, la pandemia ha di fatto acuito delle situazioni tipiche del nostro settore. Abbiamo voluto riassumerle in tre parole: frammentarietà, lentezza ed eroismo.

Frammentarietà

La frammentarietà si è rivelata nelle modalità di risposta all’emergenza manodopera. Come abbiamo segnalato in un precedente articolo (link), le principali associazioni di categoria e le regioni, oltre agli sportelli locali presenti già sul territorio, hanno attivato delle piattaforme di incontro domanda-offerta di lavoro.

Come spesso accade in agricoltura, ognuno ha cercato di accaparrarsi la propria fetta senza cercare una soluzione unica che permettesse una maggiore facilità di fruizione, specialmente per chi è esterno al mondo agricolo e altruisticamente ha voluto dedicare il proprio tempo alle aziende in difficoltà.

Lentezza

La lentezza è forse il tratto più caratteristico: la terza associazione di categoria per dimensioni, CIA, è sbarcata con la propria piattaforma online con settimane di ritardo rispetto a Confagricoltura e Coldiretti. Ma peggio riescono a fare solo i ministeri: la Ministra Bellanova pochi giorni fa ha dichiarato che è da settembre che attende autorizzazioni dal Ministero del Lavoro per poter dare il via ad una piattaforma online ministeriale per l’incontro domanda-offerta di manodopera, cosa ancora inattuata e che permetterebbe una riduzione della frammentarietà e della lentezza.

Eroismo

L’eroismo, invece, è quello delle aziende agricole che si sono dovute reinventare e che dovranno fare i salti mortali per recepire una manodopera qualificata per l’imminente stagione di raccolta. Lo definiamo eroismo perché, purtroppo, ancora una volta la professionalità degli imprenditori agricoli è stata messa sotto i piedi da sciocche proposte politiche, come l’obbligo per i percettori di redditi di cittadinanza di prestare lavoro presso le aziende agricole.

Non c’è dubbio che siamo in una situazione di emergenza e che è fondamentale recepire lavoratori, ma questo non vuol dire che il lavoro nei campi sia un lavoro che non richieda know how. Continuare a pensare all’agricoltura come un settore a bassa specializzazione è anacronistico e lede la dignità degli agricoltori, i quali negli ultimi anni hanno dovuto sottostare ad un proliferare di patentini, certificazioni e attestati per poter svolgere il proprio lavoro rispettando le norme lavorative, ambientali, sanitarie ecc., ecc.

Conclusione

I nodi sono venuti al pettine con questa emergenza sanitaria. Il mondo agricolo ha mostrato le sue debolezze e i suoi punti di forza. I risultati di quanto messo in campo finora saranno visibili solo nel prossimo inverno o addirittura tra un anno.
Nel frattempo, ci limitiamo a dire che questa situazione va vista nella giusta ottica: un’occasione di crescita per l’intero comparto, specialmente attraverso una rivalutazione e un tentativo di far fronte ai punti deboli del settore, che come abbiamo visto sono principalmente le lungaggini burocratiche, la difficoltà nel reperire manodopera specializzata, la sottostima da parte dell’opinione pubblica delle esigenze degli agricoltori.

Solo migliorando questi aspetti ne usciremo davvero più forti e consapevoli dei nostri mezzi.

AgriPost it!

Giacomo Rinaldi

Lascia un commento

Chiudi il menu