Dead zones acquatiche

Dead zones acquatiche

Le dead zones (zone morte) acquatiche sono ampie aree in cui la quantità di ossigeno nell’acqua è estremamente bassa. Detto così, può anche fare poco effetto, ma facciamo un’analisi più strutturata.

In condizioni di scarso ossigeno, il primo istinto della fauna acquatica è quello di muoversi altrove, con conseguenti complicazioni per la catena alimentare dell’area.

E chi non può andarsene?

Le forme di vita immobili presenti in quella zona sono destinate a soffocare a causa dell’assenza di ossigeno. Inutile dire che questo fenomeno, oltre ad essere un grave problema ambientale, sia anche un importante problema economico per determinate aree.

Il ruolo dell’agricoltura

Le dead zones possono crearsi naturalmente, ma la maggior parte sono causate da pessime pratiche agricole. Esatto, la principale causa di queste zone morte è lo smaltimento degli scarti agricoli. Quando, infatti, tonnellate di nutrienti (derivanti dall’uso di fertilizzanti) vengono scaricati nei corsi d’acqua si ha come conseguenza una crescita esponenziale di alghe. Queste alghe, alla fine del loro ciclo di vita, vengono decomposte da batteri che, per svolgere le loro funzioni vitali, consumano ossigeno. E questi batteri decompositori, che sono in quantità molto alta a causa della presenza anomala di alghe, privano l’area di ossigeno.

Oltre questo, dobbiamo anche considerare che le acque, ormai più calde a causa del cambiamento climatico, contengono meno ossigeno rispetto ad acque più fredde (la spiegazione a questo fenomeno è spiegata dalla legge di Henry, che qui citiamo per gli appassionati di fisica).

Purtroppo, le dead zones non sono molte vicine alla nostra realtà, quindi anche la loro percezione è lontana. Per questo, vogliamo riportare alcuni esempi:

  • La dead zone più ampia di trova nel Golfo dell’Oman. È un’area di circa 63.700 miglia quadrate.
  • La seconda più grande la troviamo nel Golfo del Messico, con 6.000 miglia quadrate a bassi livelli di ossigeno.
Conclusione

Adesso, quello che tutti noi vogliamo sapere, qual è la soluzione? Come ben potete immaginare, fenomeni di questa entità non hanno soluzioni rapide e semplici. Al momento, i provvedimenti migliori sono legati a promuovere buone pratiche agricole che riescano a gestire i residui nutrizionali che derivano da una gestione agricola ormai non più sostenibile, sotto molti punti di vista.

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