Xylella fastidiosa: il flagello degli olivi

Xylella fastidiosa: il flagello degli olivi

Sono anni che sentiamo parlare di Xylella fastidiosa, il batterio Gram negativo appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae che sta distruggendo le nostre coltivazioni di olivo. Ma cosa sappiamo esattamente di questo patogeno?

Esistono 4 sottospecie:

  • Fastidiosa: infetta olivo, olmo, vite e acero
  • Sandyi: attacca l’oleandro ed è piuttosto rara
  • Multiplex: predilige pesco, platano, mandorlo, olmo e susino, causando una malattia prima nota come mal del pennacchio del pesco
  • Pauca: storicamente individuata come clorosi variegata degli agrumi, infetta agrumi e caffè.

I sintomi sono comuni a tutte le sottospecie e consistono in bruscature fogliari, ovvero disseccamenti che iniziano dalla punta delle foglie e si diffondono, provocate dall’infezione che ostruisce i vasi che trasportano acqua. All’interno di questi vasi si va a formare una sorta di gel che impedisce il regolare flusso del fluido, portando alla moria della pianta.

Si presume che questo batterio, originario dell’America Centrale, sia arrivato nel nostro paese attraverso piante già infette. Il che ci porta a chiederci: come è possibile che si sia diffusa in Italia? Nel nostro Paese sono stati individuati degli insetti vettori in grado di trasmettere e diffondere questo batterio, il più pericoloso di tutti è Philaenus spumarius, anche noto come sputacchina. Questo insetto vettore, grazie alle punture che pratica per nutrirsi, è in grado di assorbire e trasportare il batterio, infettando altre piante sane.

Esiste una cura? Secondo l’EFSA (European Food Safety Authority), al momento non esistono cure concrete, ma sono di fondamentale importanza le strategie di controllo: tenere sotto controllo gli insetti vettori e eradicare nel momento in cui ci si renda conto di avere piante infette. Purtroppo, le strategie di lotta biologica e chimica non sono riuscite a dare risultati eclatanti nel lungo periodo in condizioni di campo.

Tutto è perduto? No, recentemente sono state trovate varietà di olivo, come “Leccino” e la cultivar FS-17, tolleranti a X. fastidiosa, e i primi oli da varietà tolleranti sono stati prodotti. È quindi di fondamentale importanza investire nella ricerca per poter salvaguardare i nostri olivi e i nostri agricoltori.

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