L’acqua: la risorsa più importante
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L’acqua: la risorsa più importante

Anche quest’anno il 22 marzo si è celebrata la Giornata mondiale dell’Acqua, istituita dall’Onu nel 1992 e celebrata con eventi e iniziative in tutto il mondo.
Nonostante ciò, molto ancora si deve fare per divulgare e rendere i cittadini sempre più consapevoli della preziosità di questa risorsa e delle responsabilità che ognuno di noi ha quotidianamente usufruendone.

L’acqua, infatti, è il requisito fondamentale per la vita stessa. No water, no life, potremmo riassumere.

Proprio perché fondamentale per la vita, il settore agricolo è, a livello globale, il settore che più di tutti ne fa uso. Si stima che circa il 70% dei prelievi di acqua dolce siano a fini agricoli. Ciò fa capire quanto sia sensibile tutto il mondo agricolo al tema.

La situazione nelle nostre città

Ma, in una prima analisi, ci preme approfondire principalmente l’aspetto civile di questo argomento. Una lettura dei dati, infatti, aiuterà a capire meglio una tematica complessa, a cui però noi tutti siamo strettamente connessi. In particolar modo abbiamo voluto concentrarci sulla situazione del nostro Paese. In Italia la situazione presenta lati positivi e negativi, sia dalla parte dell’utenza che da parte dei fornitori. Senza entrare nel merito della gestione dell’acqua da parte dei vari gestori regionali, i dati parlano di un livello medio di dispersione del 47,9%. Ciò vuol dire che su 100 litri prelevati arrivano all’utenza finale 52,1 litri, cioè poco più della metà. Sia chiaro, ogni volta che avviene un trasporto di materiale (in questo caso acqua) da un punto ad un altro, è inevitabile che ci siano perdite dovute ad inefficienze. Il dato medio di 47,9% è però un dato troppo elevato ed inquietante: in alcune zone d’Italia si è riusciti a raggiungere l’obiettivo di abbassare le perdite al di sotto del 20% (Milano si aggira attorno al 16-17%) o quantomeno cifre ben più basse della media (Aosta 24-25%, Bolzano 26-27%) e questo vuol dire che in altre zone d’Italia le perdite sono superiori al 60-65% (è il caso di alcuni comuni del Sud e delle Isole). Il dato è spaventoso, specialmente se relazionato al fatto che le maggiori perdite si hanno in quelle Regioni che soffrono di più la siccità estiva.

Nonostante questa inefficienza elevata, per la quale si spera che le autorità competenti cerchino quanto prima di porre rimedio, è incoraggiante che il 95,8% delle famiglie dichiarino di essere allacciate alle reti idriche comunali.

Ma, spostando la nostra attenzione sui consumatori, il quadro che ne esce non è dei più incoraggianti. Al giorno, per ogni cittadino, si consumano una media di 220 litri di acqua buona. Una media che è tra le più alte in Europa e che è doppia rispetto alle linee guida FAO, che stabiliscono in circa 100 litri pro capite al giorno la giusta quantità per soddisfare le necessità idriche giornaliere di un individuo.

E questo non è l’unico dato negativo nel nostro uso errato dell’acqua a livello nazionale. Siamo infatti tra i più grandi consumatori di acqua minerale in bottiglia. Il 70% delle famiglie italiane comprano acqua minerale e il 29% delle famiglie dichiara di non fidarsi dell’acqua del rubinetto. La spesa mensile media si aggira attorno agli 11,90€ (una spesa di gran lunga più elevata rispetto al costo della stessa quantità attinta dal rubinetto) ed è facile capire quanto sia l’uso di plastica che ogni mese consegue a questo comportamento.

La situazione in agricoltura

L’agricoltura è anche in Italia il settore che più di tutti consuma acqua. Circa il 50% dell’acqua complessivamente utilizzata è per l’irrigazione.
C’è però da fare una distinzione preliminare, ovvero la superficie irrigabile dalla superficie irrigata. Questa distinzione è d’obbligo in quanto ci aiuta a capire che molte aziende agricole si attrezzano per l’irrigazione, ma poi non ne usufruiscono perché la stagione metereologica risulta favorevole. Quindi, se è 4.123 migliaia di ettari la superficie irrigabile, solo 2.553 migliaia di ettari sono stati effettivamente irrigati (il 42,9%).

Rapportando la superficie irrigata (i 2.553 migliaia di ha) alla superficie agricola utilizzata nazionale (12.576 migliaia di ha) si ottiene un dato importante, ossia la propensione all’irrigazione, pari al 20,3%. Questo dato ci porta tra i primi Paesi in Europa per la propensione ad irrigare, quarti dopo Malta, Grecia e Cipro.
Nonostante questi Paesi possano far pensare che l’irrigazione sia tipica delle zone più aride, questo non avviene nel nostro Paese. Sono, infatti, Lombardia, Veneto e Piemonte le prime tre regioni sia per superficie irrigata che per propensione all’irrigazione.

In conclusione

Dati importanti che ci aiutano a capire, almeno in parte, la situazione gestionale di questa risorsa fondamentale. È chiaro, come abbiamo visto, che ancora molto è da fare per un uso consapevole di questa risorsa fondamentale per la vita. Motivo per cui, a partire dall’agricoltura, si devono cercare continuamente modalità il più performanti possibili per un consumo mirato e sostenibile.

Ciononostante, speriamo che iniziative riguardanti questo bene siano intraprese il prima possibile da tutti: autorità politiche nazionali e locali, scuole, enti di ricerca, associazioni e privati cittadini.

Il suo uso sbagliato potrebbe costarci caro.

No water, no life!

AgriPostit!

(Fonti: www.fao.org; Istat, Le statistiche dell’Istat sull’acqua, anni 2015-2018.)

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